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Mp3 legali ma a pagamento: tutti i segreti di iTunes


Se ne è fatto un gran parlare, perfino in televisione, mezzo che è di solito piuttosto restio ad occuparsi (con cognizione di causa) di internet: iTunes, il servizio a pagamento di Apple per gli mp3, sbarca in Europa, per ora con filiali inglese, francese e tedesca ed in futuro, forse, anche con quella italiana.
Subito un dubbio: ma perchè le grandi multinazionali del computer hanno tanta paura ad investire in Italia? Amazon.com, la più fornita libreria (ma ormai vende di tutto) on-line ha filiali in Canada, Giappone, Inghilterra, Francia e Germania (sempre questo trio per quanto riguarda l'Europa), e la stessa cosa sta succedendo per iTunes, segno che evidentemente l'Italia non è considerata ancora a tutti gli effetti un paese tecnologicamente avanzato. Ad ogni modo, in vista di un possibile futuro sbarco della novità Apple anche nella nostra penisola, abbiamo deciso di testarla per voi, di verificarne pregi e difetti in quest'epoca di crisi del mercato discografico e di leggi molto criticabili sul file-sharing.

Iniziamo l'installazione di iTunesI PREGI
L'idea di fondo della Apple è più che giusta: il mercato è in crisi perchè i dischi costano troppo, in Italia come all'estero. Basta confrontare i prezzi: un film lo si può vedere a 7 euro al cinema (o aspettare di vederselo gratis, e magari registrarselo, in tv), un libro costa non più di 8 euro (ma spesso anche meno) in edizione tascabile, un fumetto raramente supera i 5 euro, i telefilm sono gratis; allora perchè spendere 20 euro per un disco? La differenza salta agli occhi e se è vero che dipende in buona parte anche dalla strana applicazione dell'Iva sui prodotti musicali, è però vero anche che è raro trovare differenze significative di prezzo tra un album e l'altro, segno, forse, di un sistema che non garantisce il massimo della concorrenzialità. E' anche per tutti questi motivi che la pratica del file-sharing ha avuto e sta avendo conseguenze così disastrose sul mercato dei dischi (mentre non ha minimamente intaccato quello dei film).
Allora la Apple ha pensato bene di offrire agli 'scaricatori' della rete un'alternativa legale ad un prezzo abbordabile, e questa alternativa si chiama iTunes, un programmino (21 mega il file d'installazione, scaricabile da www.apple.com/itunes anche in italiano) che si collega ad un server (per ora in America, visto che in Italia non c'è) dove sono contenute migliaia di canzoni ed album. Tramite il browser integrato La pagina iniziale dell'iTunes americanonel programma si può navigare tra le hit del momento, tra i pezzi rilasciati in esclusiva assoluta (anche di band importanti come i Pixies, i Nerd, le Corrs e Alanis Morissette), fare delle ricerche, consultare le playlist di altri utenti, vedere cosa scarica chi ha i nostri stessi gusti musicali. E, soprattutto, ogni volta che si arriva su una canzone o su un artista è possibile ascoltare una preview di 30 secondi del brano, in modo da capire se quella che abbiamo trovato è proprio la canzone che stavamo cercando.
Tutto questo a 0,99 dollari a canzone e a 9,99 dollari ad album (i cd singoli, invece, costano meno), prezzi cioè dimezzati rispetto ad un normale disco comprato in un negozio. Certo, poi c'è da aggiungere il costo del cd vergine per la masterizzazione, ma è anche vero che masterizzare non è più così necessario come un tempo, visto che molti ormai ascoltano la musica direttamente tramite il computer (quindi tenendo gli mp3 nel disco rigido) o che esistono l'iPod (altra invenzione Apple) ed i suoi cugini di altre marche su cui è possibile trasferire gli mp3 direttamente dal pc e poi ascoltarli in giro come si fa coi walkman.

I DIFETTI
Il primo grande difetto di tutto questo è che per un italiano è praticamente impossibile fare acquisti, nonostante quanto dicono i poco informati giornalisti televisivi. Infatti quando si cerca di registrarsi per l'acquisto si scopre che il 'billing address' della carta di credito deve essere quello di qualcuno che risiede negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Germania o in Francia: altrimenti, niente da fare. Un limite strano, visto che sono a migliaia le aziende Non puoi acquistare se sei italianoamericane da cui anche noi italiani possiamo acquistare tramite internet, ma che forse si spiega almeno in parte coi diversi prezzi dei dischi nei vari paesi del mondo e con la diffidenza dell'industria discografica (e quindi col bisogno, per iTunes, di 'andarci piano' a soffiare quote di mercato). D'altronde, anche Rossoalice della Telecom (www.rossoalice.it) offre la possibilità di scaricare dischi, ma a 12,49 euro, ben di più dei 9,99 dollari di iTunes.
Un altro problema legato alla nazionalità, che speriamo verrà risolto con lo sbarco in Italia (se mai ci sarà), è il catalogo delle canzoni, che praticamente ignora gli artisti italiani (a parte quelli che hanno mercato anche all'estero come Eros Ramazzotti, di cui si trovano brani sia in italiano che in spagnolo) ma ha dei vuoti anche sulla produzione anglosassone, vuoti che riguardano soprattutto gli artisti della scena indie, forse commercialmente meno appetibili ma spesso di buona qualità: risultati deludenti, infatti, sono venuti dai nostri test sui Divine comedy (band britannica: per loro una sola canzone) e sugli Afghan Whigs (band americana di un certo successo ma presente con un solo album in catalogo), ma la situazione pare essere abbastanza generalizzata.Le canzoni di Eros Ramazzotti presenti nel catalogo statunitense
Inoltre, alla fin fine gli stessi prezzi, buoni se paragonati a quelli dei negozi, non sembrano più così buoni quando si tratta di acquistare e ci si trova a fare due conti passando dal dollaro all'euro (e poi alla lira, per chi non ha ancora pratica): 9,99 dollari sono circa 18.000 lire, certo molto meno di 20 euro ma anche un po' tanto per una decina di file che una volta si potevano scaricare completamente gratis (anche se illegalmente). Insomma, la direzione (verso un contenimento dei costi per le tasche degli acquirenti) è quella giusta ma è lo sforzo dell'industria discografica che appare ancora insufficiente. 10 dollari (o 12,50 euro, come propone Rossoalice) ci sembrano ancora un prezzo troppo alto per rendere concorrenziale la musica rispetto agli altri 'medium': un senso avrebbe se quel prezzo fosse applicato al disco venduto in negozio, dove tutto sommato ci sono da mettere in conto anche il supporto, la custodia, il libricino fotografico con i testi e quant'altro. Per lo scaricamento da internet, dovendo tra l'altro pagarsi la connessione, ci pare francamente esagerato.

data inserimento: 21 giugno 2004
autore: -EF
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