In questi giorni le reazioni del mondo musulmano alle dichiarazioni di papa Benedetto XVI e la morte di Oriana Fallaci hanno riportato, dopo qualche settimana di quiete, l'attenzione sui contrasti tra Oriente e Occidente e in particolare sulla libertà di parola nel mondo musulmano (e, di riflesso, anche nel nostro mondo occidentale). Ma i giornali non si sono accorti di un'altra notizia, molto più preoccupante e 'vicina'...
La scrittrice turca Elif Shafak è stata infatti in questi giorni rinviata a giudizio nel suo paese perché all'interno del suo ultimo romanzo, 'Il bastardo di Istanbul', un bestseller in patria ma non ancora tradotto in italiano, un personaggio parla dell'uccisione di un milione di armeni e 30mila curdi nel 1915 come di un genocidio perpetrato da parte dei turchi contro le minoranze etniche presenti all'interno dell'Impero Ottomano allora in disfacimento. Una frase che ha portato le frange più estremiste dei partiti nazionalistici a denunciare la Shafak per avere offeso il popolo turco andando contro all'articolo 301 del codice penale, articolo che già l'anno scorso aveva portato dei guai allo scrittore Orhan Pamuk, anch'egli 'colpevole' di aver parlato del massacro degli armeni. La Shafak, che tra l'altro dovrebbe partorire il suo primo figlio proprio nei giorni dell'apertura del processo, rischia ora fino a tre anni di detenzione, anche se le nazioni occidentali, e in particolare l'Unione Europea, hanno già vivamente protestato per questo processo (come anche per il famigerato articolo 301) che limita in maniera evidente la libertà di parola. La 'questione armena' è d'altronde un problema irrisolto in Turchia: la Shafak, che ha studiato per molti anni negli Stati Uniti, ha descritto bene la situazione nel suo romanzo, facendo incontrare una famiglia di turchi cresciuti in Turchia e una di armeni che vive in California e facendoli confrontare con le diverse versioni della storia che sono state messe loro davanti. Il rischio è però ora che i partiti nazionalistici possano cavalcare l'onda in mondo da spingere la Turchia fuori dall'Unione Europea.
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