Dan Brown, l'autore del bestseller internazionale 'Il codice Da Vinci', non può ancora dormire sonni tranquilli: dopo la recente causa per plagio che l'ha visto comunque vincitore in Inghilterra, si profilano all'orizzonte un'altra causa da parte di uno studioso russo e forti pressioni dell'Opus Dei contro il film tratto dal suo libro che dovrebbe uscire a maggio...
La minaccia più preoccupante, anche per il peso dell'autorità da cui è mossa, è quella dell'Opus Dei, che, dopo aver in questi anni fortemente attaccato il libro del romanziere americano, sembra aver ora intenzione di scagliarsi contro il film che ne è stato tratto e che uscirà in tutto il mondo il mese prossimo, diretto da Ron Howard e interpretato da Tom Hanks: l'organizzazione cattolica ha infatti scritto alla Sony, principale produttrice della pellicola, chiedendo che venga inserito, all'inizio del film, un messaggio in cui si chiarisca che la storia si basa su fatti immaginari e non reali. «Vi sono vari aspetti del romanzo - recita la lettera dell'Opus Dei - che deformano la figura di Cristo e che riguardano le credenze religiose dei cristiani; inoltre, nel libro si afferma che la fede cristiana è fondata su una grande menzogna e che la Chiesa cattolica si è servita lungo i secoli di mezzi delinquenziali e violenti per tenere le persone immerse nell'ignoranza. Il romanzo mescola realtà e finzione e non si capisce dove venga fissato il limite fra ciò che è vero e ciò che è inventato, tanto che un lettore ignorante dei fatti storici può giungere a conclusioni erronee e può pure essere spinto a guardare la Chiesa con minore simpatia, quando invece essa merita indubbiamente molto rispetto». Ancora ignota la decisione della Sony al riguardo, anche se i problemi in questo caso sono solo legati alla sensibilità dei vari soggetti coinvolti; legalmente più seri sono invece gli appunti avanzati dallo studioso dell'arte Mikhail Anikin, che da San Pietroburgo minaccia una nuova causa contro Dan Brown, colpevole di aver 'saccheggiato' le idee contenute in un suo libro del 2000, 'Leonardo da Vinci o la teologia in pittura': il libro in realtà non è mai stato tradotto in inglese, ma, secondo Anikin, Brown ne sarebbe venuto a conoscenza grazie ad alcuni amici che negli anni scorsi avrebbero visitato i musei russi, raccogliendo le opinioni dello studioso. Ad ogni modo, dopo il successo nella ben più agguerrita causa in Inghilterra, per Dan Brown non dovrebbero esserci problemi a superare indenne anche questo scoglio.
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