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Sum 41 - Underclass hero

Sum 41 - Underclass hero
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anno: 2007
etichetta: Island Records
tracklist:
1. Underclass hero
2. Walking disaster
3. Speak of the Devil
4. Dear father
5. Count your last blessings
6. Ma Poubelle
7. March of the dogs
8. The jester
9. With me
10. Pull the curtain
11. King of contradiction
12. Best of me
13. Confusion and frustration in modern times
14. So long goodbye
15. Look at me [hidden track]
canzone migliore: The Jester (4,5/5)
data recensione: 11 settembre 2007
autore: Walter Paiano
visite: 22034
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voto recensore: 6/10
voto utenti: nessun voto

Se in generale è già difficile collocare un gruppo in una determinata scena musicale, atto il più delle volte meramente rappresentativo dato che spesso e volentieri una band ama cambiare sound, per i Sum 41 lo è ancora di più. La band canadese è passata infatti attraverso diverse sfumature di melodic/pop punk, preferendo nel loro ultimo lavoro, 'Chuck', del 2006, una vena più matura e artistica, che ci ha regalato pezzi indimenticabili come 'Pieces'.

Dovrebbe a questo punto stonare la scelta dei ragazzotti canadesi di riempire il loro ultimo album, 'Underclass hero', di influenze college punk, e difatti questo cambiamento di rotta un po' spiazza. Se dalle prime tracce ottimi spunti emergono da 'Speak of the Devil' e dal singolo 'Underclass hero' (che riprende in parte il ritornello alla base di 'Subject to change', bonus track di 'Chuck') il resto sembra essere una sorta di riadattamento di pezzi dei Blink 182 e degli American Hi-Fi, a cui non redarguiamo niente se non il fatto che ognuno ha il suo stile ed è giusto che se lo tenga, se è con quello che ha conquistato schiere immense di fan. Per i Sum 41 lo stile emerge, sorprendentemente, nella seconda metà dell'album: 'Count your last blessings' conferma la predilezione del gruppo per le voci sovrapposte e le ritmiche melodie di sottofondo che hanno fatto grandi i loro album precedenti; pure interessante è 'March of the dogs', nella quale interpretano il ruolo di moderni punkettoni americani, quando gridano da un microfono «the president of the U.S. is dead», condendo la portata con un contorno dei 3 accordi eseguiti ad alta velocità, che se ben sfruttati possono solo far bene. 'King of contradiction' e 'So long goodbye' costituiscono i due pezzi inseriti quasi per dovere di cronaca: e difatti la prima è la tipica canzone urlata e cantata a rotta di collo per meno di 2 minuti, la seconda è una lenta ballata che si lascia comunque ascoltare. Terminare la carrellata su 'Underclass hero' non tenendo conto di 'The jester' sarebbe poi impossibile: intro delirante, ritornello urlato e scandito a suon di accordi veloci, strofe cantate col carisma del triste menestrello, per una canzone di denuncia del sistema di potere americano, di tutte le guerre e della vendetta.

Parentesi comunque non propriamente felice questa, per i Sum 41: né tappa obbligata, né evoluzione ricercata, pur conservando in alcune tracce lo spirito che ha fatto grande la band, potrebbe deludere non poco. Ma 'The jester' è veramente bella, e ci sono almeno 4-5 canzoni degne di nota. I fan, chi più chi meno, lo apprezzeranno, rimpiangendo i tempi d'oro di 'Does this look infected?'.

Discografia essenziale dei Sum 41: Half hour of power (2000) | All killer no filler (2001) | Does this look infected? (2002) | Chuck (2004) | Go Chuck yourself (2006, live)



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