Stefano Lorefice - Budapest swing loversNon è mai facile recensire una raccolta poetica: vuoi perché forse non esistono canoni universalmente stabiliti per giudicarne il valore, vuoi perché è un genere così intimo e personale che può suscitare emozioni diversissime di lettore in lettore (e spesso anche di lettura in lettura).
Ad ogni modo Stefano Lorefice, giovane poeta lombardo già alla sua seconda raccolta, riesce in quello che è il compito più arduo ed insieme più importante per una raccolta di versi: la creazione di un mondo a parte, con proprie regole e leggi. Ed il mondo di Lorefice è un mondo che si muove a ritmo di jazz, fusion, swing, che si aggira per le strade di grandi città uggiose, che vive in metropolitana o nei luoghi più bui e fumosi. Ed è un mondo, soprattutto, regolato dalla parola: ogni termine è studiato, adattato, misurato per la poesia in cui si trova, nessun suono prodotto dalla lettura risulta alla fine casuale, non voluto. Un lavoro sul linguaggio ammesso anche dallo stesso poeta, in 'Just words', una delle liriche più interessanti: «scrivo di sera / di solito osservo le parole».
Versi che, insomma, non stonerebbero come testi di canzoni jazz, tristi, malinconici, frammenti di storie che più che al cervello parlano all'anima, poesie più d'atmosfera che cerebrali, pur senza disdegnare alcuni passaggi importanti. Una poesia che si potrebbe dire ambient, traslando le definizioni musicali: e una poesia che è infatti soprattutto musica.
Bibliografia essenziale di Stefano Lorefice (1976): Prossima fermata Nostalgiaplatz (2002, poesia) | Dammi spazio (2004, racconto) Recensioni che parlano di Stefano Lorefice: Dammi spazio | Fabrizio Kotza - La via del matto | Stefano Lorefice - Cosmo Blues Hotel
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