Cantando sotto la pioggiaNonostante i film continuino ad incassare, già al cinema, miliardi di euro e a fare la fortuna di divi più o meno dotati (rappresentanti ormai da un Tom Cruise che sembra l'unico veramente in grado di spostare gli equilibri a Hollywood), si parla da anni e anzi da decenni di crisi del cinema. Una crisi che non è tanto, o almeno non solo, economica, ma che s'intreccia a filo diretto con la crisi delle case di produzione, del sistema distributivo, del cinema in quanto sistema economico e, oseremmo dire, sociale.
E' chiaro e lampante che al giorno dopo, con tanto di televisori, lettori dvd, hi-fi, computer, libri a disposizione in grandissime quantità gli esercenti dei cinema non possano aspettarsi le resse degli anni '50, ma è anche vero che neppure Hollywood è più quella di una volta. Pensiamo, per l'appunto, proprio agli anni '50, definiti giustamente l'epoca d'oro degli studios: un'epoca in cui esistevano sì generi ben definiti con regole ferree che limitavano, almeno esteriormente, la libertà artistica, ma in cui i più grandi registi del cinema americano seppero sfornare dei film indimenticabili che spesso, per qualità, trama e interpretazioni, fanno impallidire i campioni d'incassi di oggi. Tra i tanti generi, un ruolo particolare l'aveva il musical, ormai praticamente scomparso dalla nostra scena cinematografica se si eccettuano alcuni sporadici colpi di coda (recentemente ricordiamo i pur ottimi 'Moulin rouge' e 'Chicago'), ma allora più che mai vivo soprattutto grazie al carisma e al talento di Gene Kelly, l'uomo che più di tutti ha saputo imprimere un ritmo vorticoso alle esibizioni di ballo che da sempre ne accompagnano le canzoni. E la vetta più alta di questo genere fu, senza ombra di dubbio, 'Cantando sotto la pioggia', film ricco di spunti appassionanti ed intelligenti che ha lasciato un'eredità pesantissima su tutte le pellicole che l'hanno seguito (basti anche solo pensare alle numerosissime citazioni presenti in 'Mary Poppins'): prendendo spunto dalla crisi dei divi del cinema che negli anni '20 dovettero adattarsi all'introduzione del sonoro, Kelly e le sue due ottime spalle (una giovanissima Debbie Reynolds e l'acrobatico Donald O'Connor, protagonista tra l'altro di un'indimenticabile scena in cui, addirittura, camminava sui muri) mettono in piedi una storia che risulta perfetta sotto ogni punto di vista, carica di pathos ma anche di ironia, piena di momenti romantici ma anche di azione, di belle canzoni (tra cui 'Singin' in the rain', poi 'omaggiata', a suo modo, da Stanley Kubrick in 'Arancia meccanica') e di bei dialoghi.
Un film, insomma, che segue tutti i dettami del genere Hollywoodiano, portando però il 'canovaccio' di regole già scritte al suo punto più alto, a rasentare cioè veramente la perfezione. Lo stesso avveniva, nei medesimi anni, anche per il western, il giallo, il melodramma: film apparentemente simili gli uni agli altri, apparentemente privi d'introspezione e, soprattutto, d'innovazione, ma in realtà, come si sarebbero accorti anni dopo i critici dei 'Cahiers du cinéma', carichi dello stile e dell'impronta dei maestri.
Filmografia essenziale di Gene Kelly (23/8/1912 - 2/2/1996): Due marinai e una ragazza (1945) | Un giorno a New York (1949) | Un americano a Parigi (1951) | Brigadoon (1954) | ...E l'uomo creò Satana (1960)
[ Torna all'indice delle recensioni | Posta un commento nel forum ] |
|