Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella - La castaÈ sempre difficile, in Italia, parlare di politica, soprattutto parlare dei suoi vizi e difetti: il rischio è cadere nel facile qualunquismo, nell'alimentare gli isterismi della folla, nel cavalcare l'onda della superficialità più gretta che fa di tutta l'erba un fascio e riesce a vedere sempre e solo il lato negativo delle cose. Per questo 'La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili' è un libro interessante e coraggioso, perché cerca di affrontare questi problemi col piglio del giornalismo ragionato, coi dati più che con le semplici emozioni, con i confronti più che non con la spesso gretta 'voce popolare'.
D'altronde, sia Gian Antonio Stella che Sergio Rizzo sono giornalisti esperti, che sanno bene, e l'hanno già dimostrato altrove, quale sia il confine tra la denuncia anche appassionata e il puro e semplice sparare nel mucchio, pratica adottata da ormai molti anni anche da svariati partiti politici; 'La casta', infatti, è un reportage il più possibile completo dei privilegi che sempre di più caratterizzano la nostra classe politica, presentati col raffronto con quelli, pressoché inesistenti, dei padri della nostra Repubblica, che invece spesso fuori dal Parlamento vivevano delle esistenze piuttosto banali e a volte perfino povere. Dagli stipendi dei parlamentari ai costi dei palazzi del potere, dalle autoblu agli aerei sempre a disposizione, dalle pensioni baby agli innumerevoli modi per ripescare un trombato, dagli sprechi delle regioni a quelli delle province: un quadro a tratti profondamente deprimente, da cui emerge una classe politica innamorata del potere ma soprattutto del denaro e dei privilegi che ad esso sono associati.
Il principale difetto del libro, a fianco, talvolta, di una certa confusione espositiva, è però l'impossibilità, davanti a tanta crisi, di indicare vie d'uscita: anche se è chiaro che il problema è talmente radicato da necessitare di soluzioni di lungo periodo, Rizzo e Stella nemmeno ci provano a proporre una modalità d'intervento, tanto che anche i termini di paragone presi dall'estero non fungono da esempi per darsi da fare ma semplicemente, appunto, da elementi di confronto utili solo a mostrare in maniera ancora più evidente la drammaticità della nostra situazione. Un saggio giornalistico bello, appassionante e interessante, quindi, ma che rischia solo di alimentare il senso di sfiducia e non di spingere la società civile ad un cambiamento radicale ed efficace.
Bibliografia essenziale di Gian Antonio Stella (15/3/1953): Schei (1997) | Dio Po (1998) | Tribù (2001) | L'orda (2002) | Il maestro magro (2005)
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