Nikolaj Gogol' - Il cappottoUno degli aspetti più interessanti della letteratura dell'est Europa lungo tutto l'Ottocento è il senso di oppressione, di schiacciamento con cui viene dipinto l'uomo moderno; si intravede, in questi romanzi e racconti, una sorta di spada di Damocle che spesso viene associata al ceto impiegatizio, ai nuovi burocrati che fanno la loro comparsa nell'amministrazione statale, e che, in un autore come Franz Kafka, si concretizza in racconti che assomigliano a incubi dove il corpo si trasforma oppure in cui ci si trova a vivere in uno stato di persecuzione continua.
Diverso è il discorso per Nikolaj Gogol', che, davanti a questo tema comune del piccolo burocrate schiacciato dallo stato e dai suoi compiti, reagisce con una grandissima ironia ed un grandissimo sarcasmo. Ne 'Il cappotto', racconto scritto nel 1842 e generalmente edito nella raccolta 'Racconti di Pietroburgo', l'attenzione si concentra su Akakij Akakievic, un anziano scrivano il cui unico compito e anche la sua unica aspirazione è la copiatura di documenti, in un mestiere che oggi sarebbe inconcepibile in un mondo come il nostro in cui domina la riproduzione meccanica delle informazioni e dei documenti. Anzi, proprio sul contrasto tra la modernità, rappresentata dal mestiere di Akakij e dalla nullificazione burocratica descritta da Gogol', e la premodernità, rappresentata dall'importanza che si dà a vecchi valori come la bella calligrafia o un cappotto, si gioca tutto il racconto, concludendosi con la vittoria di una natura impietosa: il freddo inverno russo è infatti letale anche in un'epoca in cui ci si guadagna da vivere copiando documenti. Ma, oltre che nel tema in generale, l'ironia di Gogol' emerge anche nel modo stesso in cui l'autore si rivolge al lettore, in un costante dialogo che ci fa guardare al protagonista come ad una figura misera, dinnanzi a cui non si può che provare compassione: Akakij è infatti una vittima, l'indifeso per eccellenza, in un certo senso un agnello sacrificato sull'altare della modernità.
Proprio per questo sguardo insieme compassionevole e critico e per questo gusto per l'assurdo e per il grottesco così moderni e anticipatori, Gogol' può essere giustamente definito uno dei maestri più grandi non solo della letteratura russa dell'Ottocento, ma in generale di tutta quell'epoca che ha anticipato e preconizzato l'evoluzione della società, evidenziandone le brutture e le storture.
Bibliografia essenziale di Nikolaj Gogol' (1/4/1809 - 4/3/1852): Taras Bulba (1834) | La prospettiva Nevskij (1935) | L'ispettore generale (1836) | Il naso (1836) | Anime morte (1842)
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