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Lauren Weisberger - Il diavolo veste Prada

Lauren Weisberger - Il diavolo veste Prada
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titolo originale: The devil wears Prada
pubblicato da: Piemme
edizione originale: 2003
data recensione: 23 marzo 2006
autore: Ci
visite: 19341
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voto recensore: 6/10
voto utenti: 5.66/10 (3 voti)

Prima di diventare un'affermata scrittrice tradotta in tutto il mondo, la giovane Lauren Weisberger ha iniziato a lavorare, proprio come la protagonista del suo bestseller 'Il diavolo veste Prada', come giornalista: appena laureata ha infatti trovato un impiego come assistente della dirigente di una importante rivista di moda, Anna Wintour di 'Vogue' (tra l'altro citata anche nelle ultime pagine del romanzo), ritratta poi nel suo libro col nome di Miranda Priestly, della fittizia rivista 'Runway'.

Andrea, l'alter-ego della Weisberger, accantona il suo obiettivo di diventare una giornalista del 'New Yorker' quando le viene fatta la proposta di lavoro al 'Runway', posto che nessuna neolaureata può rifiutare in quanto, dopo solo un anno di gavetta, si è certi di poter arrivare dove si vuole grazie alla potenza e alle conoscenze di questo guru della moda; il brutto sta però nel fatto che Andrea, in quanto assistente, deve fare tutto ciò che Miranda le chiede, ovvero svolgere compiti impossibili e spesso poco chiari che la portano a dover quasi indovinare le esigenze del suo capo in tempi brevissimi, perché il tempo di Miranda è sacro, trovandosi a dover condizionare tutta la propria vita in funzione di quella di Miranda e del suo lavoro, in una situazione assai snervante in cui certo molti lavoratori, probabilmente i lettori più entusiasti del libro, si riconoscono, cercando nel libro stesso quasi una spinta terapeutica, giusto a dire che c'è qualcuno che sta peggio di noi. Per chi invece non ha di questi problemi sul lavoro o non è costretto a convivere con i deliri di una donna viziata e malvagia, tutte le lamentele e le situazioni assurde che la Weisberger mette in campo alla lunga possono risultare ripetitive, considerando che lo stesso libro non si può definire propriamente divertente ma piuttosto una continua freddura, non paragonabile di sicuro alla simpatia, tanto per restare in generi affini, di una Sophie Kinsella o di una Helen Fielding; inoltre, mentre Anna serve una donna che le rende la vita un inferno (come solo il diavolo saprebbe fare), la sua vita personale cola letteralmente a picco, con gli affetti che non hanno più il peso di prima e i cambiamenti di cui ci si rende conto solo quando è ormai troppo tardi. La domanda di fondo, quindi, è: vale la pena di affannarsi così tanto per il lavoro? Sta proprio qui la parte più profonda e attuale del libro, che analizza, tramite battute e aneddoti, una vera e propria questione sociale in grande ascesa in una società così frenetica che vede la famiglia sempre più in crisi, spesso proprio per stress e mancanza di tempo.

Un libro leggero, quindi, con contenuti non strabilianti anche se nel complesso abbastanza divertente, anche se probabilmente deve il suo successo di vendite ad un titolo intrigante ed al fatto di essere figlio di questi tempi e in quanto tale gradito a un pubblico che vi si riconosce, anche se il mondo della moda, che doveva essere il punto forte del romanzo, è trattato un po' superficialmente. Ora si aspetta anche una riduzione cinematografica, dove probabilmente la storia potrebbe perdere un po' di ripetitività e guadagnarci in brio e frizzantezza, risolvendo comunque in maniera definitiva i problemi di impiego dell'autrice, che, in fondo, ha trovato un modo bello e remunerativo per uscire da un lavoro che, evidentemente, non le piaceva per nulla.

Bibliografia essenziale di Lauren Weisenberger (1977): Al diavolo piace dolce (2005)


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