Isabella Santacroce - DestroyCome molti scrittori italiani saliti agli onori della cronaca tra gli anni Ottanta e i Novanta, Isabella Santacroce ha un difetto: sa di essere brava a giocare con le parole, con le immagini, con quello che spesso, con fin troppa noncuranza, viene definito il post-moderno. 'Destroy', il suo primo romanzo presso un editore importante come Feltrinelli ('Fluo', infatti, era stato pubblicato in prima battuta da Castelvecchi), nonostante gli spunti interessanti e accattivanti, risente pesantemente di quell'autocompiacenza che, ci pare, troppo spesso investe i nostri scrittori che tentano di scrivere il cosiddetto 'grande romanzo'.
È un dato crediamo piuttosto innegabile, infatti, che la nostra letteratura non produca ormai da molti anni dei grandi nomi, persone cioè capaci di narrare una grande storia e di farlo bene. Non mancano né la volontà di emergere, né gli scrittori che manifestano un certo talento, ma manca la volontà di lavorare su se stessi o più semplicemente la coscienza che quattro parole messe bene in fila l'una dietro l'altra non sempre hanno un gran significato. E Isabella Santacroce (come, con toni però completamente diversi, Alessandro Baricco, che tra l'altro è citato in quarta di copertina di 'Destroy') è una scrittrice che le parole sa metterle benissimo in fila l'una dietro l'altra: la lettura scorre veloce, cadenzata, come una canzone di P.J. Harvey o di Courtney Love, che la scrittrice romagnola cita spesso. Ma un romanzo, anche per quanto si scelga una trama obliqua e spezzettata, non è un insieme di canzoni, né di immagini; un romanzo, a nostro avviso, è un ritratto che faccia riflettere, e 'Destroy' non lo è. Stordisce, in vari punti affascina, nei tratti narrativi trascina, ma finisce per lasciare straniti, con la sensazione che quel tono tanto volgare e offensivo, in fondo, non sia servito a colpire nessuno.
Un libro che indubbiamente vuole essere provocatorio, originale e duro, ma che finisce per scandalizzare solo chi si ferma all'apparenza delle parole. Peccato perché le tematiche e il tono della Santacroce appaiono spesso interessanti e degni d'attenzione: ma sono, perlopiù, promesse non mantenute.
Bibliografia essenziale di Isabella Santacroce: Fluo. Storie di giovani a Riccione (1995) | Luminal (1998) | Lovers (2001) | Revolver (2004) | Dark Demonia (2005) Schede che parlano di Isabella Santacroce: Isabella Santacroce - V.M. 18
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