Dan Brown - Il codice Da VinciOgni anno chi lavora nel mondo dell'editoria o comunque s'interessa alle sorti di un'industria così importante per la diffusione di cultura è inondato, almeno in Italia, di dati più o meno catastrofici: nel nostro paese pochissima gente legge, e quei pochi che leggono nella stragrande maggioranza dei casi non vanno oltre ai due libri all'anno. Un dato di fatto quasi certo, però, c'è: se il lettore medio italiano legge due volumi l'anno, recentemente uno dei due è sicuramente stato 'Il codice Da Vinci' di Dan Brown, un bestseller a livello globale come non se ne vedevano da molto tempo.
E, per una volta, non un bestseller stupido o furbescamente invitante: rivisitatore di antichi enigmi, Brown riesce infatti, attraverso un intreccio avvincente e un ritmo serrato, a condurre il lettore attraverso i misteri legati alla leggenda dei Templari e al loro millenario compito di custodire il Sacro Graal, che secondo la tradizione più accreditata (ma che Brown smentisce) è il calice in cui fu raccolto il sangue di Cristo. Fortemente basato su indizi storici, vangeli apocrifi e opere d'arte, il romanzo è ben congegnato perché, accanto al giallo consueto ma pur sempre intrigante, vi si possono trovare anche riferimenti continui ai miti e alle leggende che hanno accompagnato la storia della Chiesa, che è anzi indirettamente oggetto di critica serrata da parte di Brown per alcune importanti credenze che sarebbero state fatte divergere dall'effettiva realtà delle cose: una critica che, tra l'altro, le alte gerarchie ecclesiastiche non hanno subito passivamente, cercando anzi di censurare le tesi dello scrittore americano (in Libano, addirittura, il libro non è neppure potuto uscire).
Un successo meritato, quindi, che si trasformerà presto anche in un film hollywoodiano diretto dal premio Oscar Ron Howard e interpretato da Tom Hanks e Audrey Tautou; un libro che, a parte la tensione da thriller, suscita molta curiosità e spinge, una volta tanto, a rivedere alcune convinzioni o quantomeno a porsi delle domande, visto che anche le tesi di Brown sono, in alcuni casi, da prendere col beneficio del dubbio.
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