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Gregory Hunter #1 - Il ranger dello spazio

Gregory Hunter #1 - Il ranger dello spazio
testi: Antonio Serra
disegni: Elena Pianta
prima edizione: marzo 2001
data recensione: 28 febbraio 2003
autore: -EF
visite: 25793
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voto recensore: 7/10
voto utenti: 6/10 (1 voto)

Ed eccoci al tanto bistrattato 'Gregory Hunter', una delle più fulminee (se non la più fulminea) delle serie Bonelli, durata solo 17 numeri. E da dove partire se non dall'esordio, dall'episodio con cui il creatore Antonio Serra voleva tratteggiare la serie che secondo lui avrebbe risollevato i comics?

Che Serra sia un po' troppo sicuro dei propri mezzi è cosa risaputa dai tempi del lancio di Nathan Never. E' infatti chiaro che difficilmente Gregory Hunter avrebbe potuto risolvere la crisi del fumetto italiano, ma non tutto quello che esce dalla bocca dell'autore sardo è sbagliato. Nella seconda di copertina del primo numero si leggeva: «[...] tutto si riassume in una sola parola: Avventura (e la maiuscola non è casuale). Gregory è, dopo tanti antieroi che hanno interpretato la realtà che li circondava con sensibilità e capacità critica, semplicemente un eroe dei fumetti. Come Tex, come Zagor, cerca di vivere l'avventura con il massimo dell'impegno (per stupire voi lettori) e con il massimo del disimpegno (nell'affrontare senza porsi troppi problemi i suoi avversari). Insomma, un personaggio 'classico' che, speriamo, possa interessare ogni genere di lettore». Insomma, Serra mette le mani avanti: non aspettatevi chissà che fumetto, ma solo un po' di divertimento, un passatempo, qualcosa al massimo di appassionante. E devo dire che il primo numero mantiene le promesse: c'è qualche idea, magari non nuova ma introdotta bene (gli universi paralleli sono una mezza novità in casa Bonelli); c'è un passato misterioso; ci sono scontri e lotte; c'è il 'continua' a fine episodio, segno che la continuity è ben presente. Qualcuno si lamenta delle lunghe didascalie? O delle altrettanto lunghe spiegazioni del monaco errante? Onestamente quelle descrizioni non mi sono sembrate più di tanto ridondanti e pesanti, almeno non più di quanto si può leggere in un qualsiasi romanzo. Le sequenze senza didascalie non sono obbligatorie, d'altronde: sono un optional in più, che può - se usate bene - rendere più interessante una sceneggiatura, ma non sono affatto obbligatorie. Per quanto riguarda il disegno, poi, trovo il segno della Pianta un po' troppo netto, tanto che le figure non sfumate mi sembra perdano molto in profondità, anche se il risultato finale è comunque su buoni livelli.

Insomma, storie medie per passare una buona oretta nelle atmosfere da spazio profondo tanto care a Serra. Peccato che abbia chiuso, perchè non era poi così male.

Fumettografia essenziale di Antonio Serra (16/2/1963): Martin Mystère #34/35 (1985) | Dylan Dog #35 (1989) | Nathan Never (1991) | Legs Weaver (1995)


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