Fathom #1 - Capitolo 1Gli anni a cavallo del millennio sono stati contraddistinti, per quanto riguarda i comics americani, dall'esplosione di Michael Turner, talento improvviso quanto celebrato della matita, capace di portare prima 'Witchblade' e poi il suo personaggio 'Fathom' ai vertici delle classifiche di vendita.
Facendo sua la lezione dei fondatori della Image a fianco dei quali si è trovato in un certo senso ad imparare il mestiere, Turner è infatti riuscito a riprendere e sintetizzare i tratti più innovativi e di successo di uno stile che negli ultimi anni ha fatto scuola: accettando, cioè, una costruzione dinamica ed originale della tavola ma limitandone gli eccessi, il disegnatore canadese si è deciso infatti a lasciare soprattutto ampio spazio ai corpi femminili. Ed in effetti la cifra stilistica originale di Turner sta tutta qui: nel mettere da parte i muscoli sempre più gonfi dei supereroi maschili e nel sostituirli con le curve sinuose (ma, nella migliore tradizione Image, costantemente sproporzionate) di ragazze di carta volenterose di appassionare tanto quanto quelle in carne ed ossa. Se il virtuale diventa sempre più reale anche nel campo del corpo femminile (come dimostra, ad esempio, il successo di Lara Croft già prima dell'interpretazione di Angelina Jolie), così le eroine di Turner, e Fathom in particolare, si dimostrano vere e proprie playmate impegnate a vivere storie intriganti ma non troppo, avventure strutturate in maniera spesso spartana ma comunque, apparentemente, efficace.
Il problema è però che più di qualche volta si corre il rischio di esagerare con gli ammiccamenti e di far prevalere la bella posa allo sviluppo della trama: la scelta dell'elemento acquatico, giusto per fare un esempio, che contraddistingue ogni momento della vita di Fathom/Aspen Matthews sembra fatta apposta per infarcire le tavole di costumi da bagno e vestiti umidi. Un difetto che a lungo andare non può non cominciare a farsi sentire.
Fumettografia essenziale di Michael Turner (21/4/1971): Witchblade (1995) | Soulfire (2004) | Ekos (2004)
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