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Una lunga domenica di passioni

Una lunga domenica di passioni
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titolo originale: Un long dimanche de fiançailles
Francia/Usa, 2004, 134 min.
regia: Jean-Pierre Jeunet
sceneggiatura: Jean-Pierre Jeunet e Guillaume Laurant (dal romanzo omonimo di Sébastien Japrisot)
con: Audrey Tautou, Gaspard Ulliel, Dominique Pinon, Jean-Pierre Becker, Dominique Battenfeld, Clovis Cornillac, Julie Depardieu, Jodie Foster
data recensione: 19 febbraio 2005
autore: -EF
visite: 3682
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voto recensore: 9/10
voto utenti: 7.55/10 (9 voti)

'Amelie' è tornata, solo che questa volta si chiama Mathilde, vive all'inizio degli anni '20 in una zona di campagna e zoppica vistosamente. Il resto è tutto identico: francese, romantica, speranzosa, tanto infantile nella purezza dei sentimenti quanto adulta nella capacità di muoversi, indagare, perfino imbrogliare in vista di un nobile scopo; e, soprattutto, ancora una volta con il viso di Audrey Tautou, attrice che forse rischia di specializzarsi troppo su un certo modello di personaggio ma che, nel contempo, è più che perfetta per il ruolo.

Jean-Pierre Jeunet, già regista del sorprendente film cui facevamo riferimento sopra, prende spunto dal romanzo di Japrisot per riproporre, sfruttando molti elementi del cast del precedente lavoro, i temi che gli sono più cari: amore, lotta, assurdità del mondo e della vita. In 'Amelie' questi elementi si mescolavano in un tono da commedia dell'assurdo, in una poesia il più delle volte soave e leggera; in 'Una lunga domenica di passioni' il registro si sposta invece verso il malinconico e il tragico: dipingendo con grande realismo la vita al fronte durante la Prima guerra mondiale (come forse solo Stanley Kubrick in 'Orizzonti di gloria' era stato capace di fare), il film di Jeunet decide, sapientemente, di calcare meno la mano sul personaggio femminile e di dedicare invece ampio spazio alla brutalità di un guerra insulsa, inutile, incomprensibile.

Se, insomma, la storia d'amore tra Mathilde e Manech, per quanto toccante possa essere, rimane un gradino sotto a quanto già visto in 'Il favoloso mondo di Amelie', a guadagnarci è il film in quanto documento, mezzo di denuncia delle angherie del potere e dell'inutilità e mostruosità di ogni guerra, come dimostrano le molte storie di contorno che riguardano i compagni d'arme di Manech, ognuno protagonista di degradazioni orrende ma insieme di momenti di umanità insperati. Un film decisamente interessante.

Filmografia essenziale di Jean-Pierre Jeunet (3/9/1953): Delicatessen (1991) | La città dei bambini perduti (1995) | Alien: la clonazione (1997) | Il favoloso mondo di Amelie (2001) | Vita di Pi (2007, in lavorazione)


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