Il codice Da VinciFilm tra i più chiacchierati dell'ultima stagione e tratto da quello che è probabilmente il più grande bestseller librario degli ultimi anni, 'Il codice Da Vinci' ha lasciato però, forse proprio per le alte aspettative al riguardo, l'amaro in bocca a più di qualcuno, deludendo dal punto di vista della spettacolarità e, a differenza dello scritto di Dan Brown, non convincendo pienamente neppure da quello 'teologico', che era invece stato il punto forte del romanzo.
Alla fine della visione del film, infatti, si rimane stupefatti dalle tante polemiche suscitate in questi mesi soprattutto da esponenti della chiesa cattolica, preoccupati dell'impatto che una pellicola del genere potesse avere sui fedeli; al di là delle tesi teologiche, che però all'interno del film appaiono addirittura come normali forzature da thriller fantapolitico, il vero punto forte contro la chiesa romana può essere forse il ruolo di 'cattivi' di turno assegnato all'Opus Dei, che però non è molto diverso dai malvagi che nei film statunitensi vengono spesso identificati coi vari apparati dello stato americano, dalla Cia ai militari, dagli ambienti vicini alla Casa Bianca fino a qualche poliziotto corrotto (e non per questo la gente, o almeno la grande maggioranza degli americani, comincia a dubitare degli apparati statali). Nulla di nuovo sotto il sole, quindi, visto che cambiano solo i nomi ma la struttura del thriller hollywoodiano è quella solita, con tanto di inseguimenti e colpi di scena neppure tanto appassionanti e il più delle volte prevedibili, con una regia piuttosto convenzionale e con attori che, per quanto si tratti di star e di validi professionisti, non regala momenti emozionanti.
Un film francamente noioso, non brutto ma privo di mordente, registrato stancamente come se si pensasse, ed in effetti è andata proprio così, che bastasse il traino del libro per fare ottimi incassi al box-office. Per chi vuole conoscere la storia più chiacchierata degli ultimi anni senza leggersi il libro.
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