FargoDel cinema dei fratelli Coen si può dire tutto, tranne che sia convenzionale: in ogni pellicola che hanno diretto, sia che si trattase di un giallo o di una commedia, un dramma o un'avventura picaresca, hanno sempre saputo mettere la loro chiara e riconoscibile impronta, basata su una trama spesso banale nelle linee generali ma originalissima nel suo svolgersi passo passo.
'Fargo', quello che, con due Oscar e cinque nomination, è in assoluto il loro film più apprezzato dal grande pubblico (anche se, a nostro avviso, non il migliore), presenta infatti tutte queste caratteristiche: lo spunto di partenza è dato da un banale fatto di cronaca, che i fratelli Coen ripresentano sullo schermo senza alcun fronzolo, senza gli artifici propri del cinema hollywoodiano, fedeli alla banalità non solo del crimine ma di tutto l'agire umano. In scena non ci sono un delitto perfetto o un criminale che elabora un piano ben circostanziato, ma semplicemente l'avidità che spinge un inetto ad assumere altri due inetti per far rapire la propria moglie e chiedere il riscatto al di lei padre, ricco ma tirchio; una trama, quindi, che si svolge non tanto sulle invenzioni e sull'acutezza dei suoi protagonisti, rinunciando al classico schema della 'sfida di intelligenza tra criminale e poliziotto' a cui troppo spesso siamo stati abituati, a favore di una più verosimile sfida a chi fa meno errori. 'Fargo' è, insomma, il giallo delle persone comuni, anzi, meglio ancora, di un retroterra culturale proprio di quell'America di provincia tanto cara ai fratelli Coen, inondata dalla neve e percorsa da incapaci. Potremmo dire, a ragion veduta, che in fondo il cinema dei fratelli Coen è proprio il cinema degli incapaci, di chi non riesce mai a portare a termine il proprio compito: a volte ci si ride sopra, come in 'Fratello, dove sei?' o nel recente 'Ladykillers', altre volte gli esiti sono drammatici, come qui o in 'L'uomo che non c'era'.
Proprio per questa banalità di fondo, però, il film rischia, nonostante l'ottima regia e l'ottima sceneggiatura, di non appassionare, di lasciare freddi e, più che altrove, di non suscitare nessun sentimento, né di partecipazione, né di disgusto; a risollevarne le sorti, comunque, ci pensano una fotografia pressoché perfetta e un cast di attori, da Francesc McDormand, moglie di Joel che per questo film ha ottenuto l'Oscar, a William H. Macy, forse non celebre ma davvero di prim'ordine.
Filmografia essenziale di Frances McDormand (23/6/1957): Mississippi burning - Le radici dell'odio (1988) | Quasi famosi (2000) | Wonder boys (2000) | L'uomo che non c'era (2001) | North country (2005) Recensioni che parlano di Fargo: Prima ti sposo, poi ti rovino | I Soprano, episodio 5.7 - L'amante Biografie che parlano di Fargo: Felicity Huffman
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