Data di nascita: 2 settembre 1840 Luogo di nascita: Catania (allora Regno del Sud, Italia) Data di morte: 27 gennaio 1922 Luogo di morte: Catania (Italia) Visite: 7682 Biografia: Nato a Catania nel 1840, figlio di un esponente del ramo cadetto di una famiglia di nobili origini proprietaria di terre nella zona di Vizzini, Giovanni Verga cresce nella città natale affrontando gli studi presso precettori privati. Tra tutti, il suo principale maestro è il letterato Antonino Abate che, intriso di patriottismo rinascimentale, influenza notevolmente i gusti del giovane Verga, tanto da portarlo a scrivere a soli 16 anni il suo primo romanzo, 'Amore e patria', che è in realtà un apologo degli ideali unitari mescolati ad un melenso romanticismo. Abbandonati gli studi di giurisprudenza nel 1858, decide quindi di affrontare la carriera di giornalista e di scrittore, pubblicando a sue spese, nel 1861, 'I carbonari della montagna', romanzo in cui affronta i consueti temi patriottici; l'arrivo, proprio in quei mesi, di Garibaldi a Catania lo spinge inoltre ad arruolarsi nella Guardia Nazionale, che però lascia dopo quattro anni. L'ultimo suo romanzo di natura patriottica è 'Sulle lagune', che fa pubblicare nel 1863 a Firenze e che è dedicato a Venezia, allora città ancora in mano agli austriaci; proprio a Firenze, allora capitale d'Italia, Verga decide di trasferirsi nel 1869, desideroso di lasciare un ambiente provinciale che ormai gli sta stretto: nel capoluogo toscano viene introdotti nei salotti dell'alta società e riscuote i suoi primi successi di pubblico, prima con 'Una peccatrice', scritto ancora nel 1866 e fortemente autobiografico, e poi con 'Storia di una capinera', ritratto a tinte melodrammatiche dell'amore impossibile di una donna per suo cognato e della conseguente decisione di farsi suora. Nel 1872 Verga cambia ancora città, stabilendosi a Milano (dove rimarrà per vent'anni), allora vero centro propulsore dell'ambiente letterario italiano: qui, dopo essersi avvicinato alla Scapigliatura, pubblica alcuni romanzi psicologici che dipingono però, spesso in maniera negativa, ancora il mondo dell'alta borghesia, come 'Eva', 'Tigre reale' e 'Eros', anche se già all'interno di questi scritti s'intravedono i segni di un cambiamento. La novella 'Nedda', pubblicata nel 1875, è infatti considerata dai critici il primo vero avvicinamento di Verga al verismo tramite un bozzetto siciliano e rusticano i cui protagonisti sono degli umili contadini; negli anni successivi appaiono poi altre novelle di questo tipo, come 'Rosso Malpelo', 'Cavalleria rusticana' (poi trasportata da Pietro Mascagni in un'opera lirica omonima), 'La lupa', 'Jeli il pastore' e 'Fantasticheria', che vengono raccolte in un volume dal titolo 'Vita dei campi' nel 1880, a cui seguiranno poi le 'Novelle rusticane'. Influenzato dalla lettura di Emile Zola e del conterraneo e amico Luigi Capuana, all'inizio degli anni '80 Verga si propone quindi la stesura di un ciclo di romanzi, poi da lui stesso battezzato il 'ciclo dei vinti', in cui rappresentare diversi strati della società siciliana post-unitaria, con i protagonisti impegnati nella lotta, spesso fatalisticamente impari, per l'esistenza: il primo di questi romanzi, che esce nel 1881 ed è oggi considerato il suo più importante capolavoro, è 'I Malavoglia'. Nel libro infatti Verga dà libero sfogo alla sua vena realistica, dipingendo la difficile vita dei pescatori siciliani da un punto di vista il più possibile oggettivo e super partes e replicando poi l'impresa otto anni più tardi con 'Mastro don Gesualdo', secondo romanzo del ciclo e, a dispetto dei programmi, l'ultimo, visto che di 'La duchessa di Leyra' (che assieme a 'L'onorevole Scipioni' e 'L'uomo di lusso' doveva completare la serie dei vinti) Verga scrive, prima della sua morte, solo il primo capitolo. Nel frattempo pubblica altri romanzi, indecisi tra vecchio stile romantico e verismo come 'Il marito di Elena', raccolte di novelle sia di argomento siciliano che milanese e, soprattutto, si dedica alla trasposizione teatrale di molti suoi racconti, riscuotendo un buon successo (celebri, in questo senso, 'La lupa' e la già citata versione operistica di 'Cavalleria rusticana', poi portata negli anni successivi anche al cinema): e proprio dal teatro arriva anche il suo ultimo romanzo, 'Dal tuo al mio', che scrive nel 1905 quando, ormai ritornato nella natia Catania, si sta ritirando dall'attività letteraria per dedicarsi alle sue proprietà. Gli ultimi anni della vita, dopo un progressivo calo della qualità dei suoi scritti, sono attraversati infatti da preoccupazioni economiche e da un sempre più acceso conservatorismo politico, che lo sposta su aperte posizioni nazionalistiche soprattutto nel periodo della prima guerra mondiale, criticando anche aspramente le rivendicazioni sociali di quegli umili che aveva spesso descritto nelle sue novelle. Muore a Catania nel 1922, ormai isolato dai più nonostante la nomina a senatore arrivata nel 1920.
Carriera Scrittore: bibliografia
1. Amore e patria (1856/1857, inedito)
2. I carbonari della montagna (1861)
3. Sulle lagune (1863)
4. Una peccatrice (1866)
5. Storia di una capinera (1871)
6. Eva (1873)
7. Tigre reale (1873)
8. Eros (1875)
9. Primavera e altri racconti (1878, novelle)
10. Vita dei campi (1880, novelle)
11. I Malavoglia (1881) [Recensione]
12. Il marito di Elena (1882)
13. Per le vie (1883, novelle)
14. Novelle rusticane (1883, novelle)
15. Vagabondaggio (1887, novelle)
16. Mastro don Gesualdo (1889)
17. I ricordi del capitano d'Arce (1891)
18. Don Candeloro e compagni (1894, novelle)
19. Dal mio al tuo (1903/1905)
Frasi famose: I vicini devono fare come le tegole del tetto, a darsi l'acqua l'un l'altro.
Chi cade nell'acqua è forza che si bagni.
Uomo povero ha i giorni lunghi.
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